mercoledì 9 marzo 2011

Bellezze di San Pietro e burgo..... festa della donna - Roma 8 marzo 2011

CASTEL SANT'ANGELO: TOMBA DI FAMIGLIA CON VISTA PANORAMICA.
Emozionante visita alla Tomba-Mausoleo dell'imperatore Adriano oggi noto come Castel Sant'Angelo.

"Edificato intorno al 123 d.C. come sepolcro per l'imperatore Adriano e la sua famiglia, Castel Sant'Angelo ha un destino atipico nel panorama storico-artistico della capitale. Mentre tutti gli altri monumenti di epoca romana vengono ridotti a rovine o a cave di materiali di spoglio da riciclare in nuovi, moderni edifici, il Castello - attraverso una serie ininterrotta di sviluppi e trasformazioni  accompagna per quasi duemila anni le sorti e la storia di Roma.
Da monumento funerario a fortificazione, da terribile carcere a splendida dimora rinascimentale, da prigione risorgimentale a museo, Castel Sant'Angelo incarna nelle possenti mura, nelle sale affrescate, le vicende della Città Eterna dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati."

http://www.castelsantangelo.com/



"Nasce come sepolcro voluto dall'imperatore Adriano in un'area periferica dell'antica Roma ed assolve questa sua funzione originaria fino al 403 d.C. circa, quando viene incluso nelle mura aureliane per volere dell'imperatore occidentale Onorio. Da questo momento inizia una 'seconda vita' nelle vesti di castellum, baluardo a protezione della città. Numerose famiglie romane se ne contendono il possesso, che garantisce una posizione di preminenza nell'ambito dell'Urbe: sarà roccaforte del senatore Teofilatto, dei Crescenzi, dei Pierleoni e degli Orsini. E' proprio un papa Orsini - Niccolò III - a far realizzare il PASSETTO DEL BORGO, che collega il Vaticano al Castello, in una continuità fisica ed ideale.
Castel Sant'Angelo lega le sue sorti a quelle dei pontefici, che lo adattano a residenza in cui rifugiarsi nei momenti di pericolo. Grazie alla sua struttura solida e fortificata ed alla sua fama di imprendibilità il Castello ospita l'Archivio ed il Tesoro Vaticani, ma viene adattato anche a tribunale e prigione.

IL PASSETTO DI BORGO.

LE OLIMPIADI DEI PAPI: 800 metri a passo di corsa per sfuggire agli eserciti nemici o per visitare le amanti senza il rischio Paparazzi!


Cliccare sulle slides 1/30

"Il Passetto di Borgo è costituito da un viadotto che collega i Palazzi Vaticani con Castel Sant'Angelo. Venne edificato intorno al 1277, per volontà di papa Niccolò III. Gli architetti realizzarono una sorta di 'corridoio' - tanto che nelle antiche fonti si fa costantemente riferimento al Passetto menzionandolo con il nome di CORRIDORE - che consentisse un collegamento rapido e protetto tra la sede pontificia ed il Castello, in grado di garantire l'incolumità del papa anche in situazioni di estremo pericolo. Il Passetto svolse diligentemente la sua funzione di 'via di salvezza' fino al XVII secolo: tra i primi a percorrerne rapidamente gli 800 metri di lunghezza per trovare protezione all'interno di Castel Sant'Angelo, Alessandro VI Borgia (1492-1503), che nel 1494 è costretto a fuggire davanti alle truppe di Carlo VIII, anche se la fuga più famosa è quella di Clemente VII, che nel 1527 sfrutta il Corridore per sfuggire ai Lanzichenecchi che saccheggiano e devastano la città. E' l'ultima grande impresa legata al Passetto, che con la fine del Cinquecento vede tramontare inesorabilmente la sua funzione difensiva".




"Dan Brown l’ha inserito come scenografia di uno dei momenti cruciali di Angeli e Demoni facendolo sbucare erroneamente nella biblioteca privata del Papa. Clemente VII nel 1527 lo attraversò per sfuggire ai Lanzichenecchi mentre Alessandro VI lo usava per raggiungere i suoi appartamenti dove (si dice) consumava rapporti con le sue amanti. Questi e altri aneddoti fanno parte della storia del c.d. Passetto di Borgo, o “coridore”, il camminamento protetto che congiunge Castel Sant’Angelo con il Vaticano, la cui edificazione risale al 1277 e che almeno fino alla fine del XVI secolo fu adoperato come via di fuga da parte dei papi e dei loro fedelissimi. Da pochi giorni e fino al 24 agosto il Passetto di Borgo è in via del tutto eccezionale nuovamente visitabile prenotandosi al numero 0699341843 (costo d’ingresso 10€)". 

domenica 27 febbraio 2011

Visita al Santuario Santa Vittoria - Serri - 27 02 2011

Santuario Nuragico di Santa Vittoria - Serri

Descrizione - Questo complesso nuragico della fine del II millennio a.C. che copre un'area di quattro ettari, si compone di diversi settori. Il grande recinto detto "delle riunioni" è formato da cinque grandi capanne, di cui tre circolari (recinto dell'ascia bipenne, recinto con sedile, e fonderia) e due quadrate (casa del focolare e cucina), e da un'insieme di piccole stanze addossate al muro di cinta che lo racchiude tutto.

Il pozzo sacro

Si tratta di uno dei pozzi sacri più interessanti della Sardegna. E' situato all'interno del santuario federale nuragico di Santa Vittoria di Serri.

Il tempio a pozzo di Santa Vittoria è mancante della cupola a tholos, e si conserva fino ad un paio di filari oltre il piano di calpestio del vestibolo. Nel vestibolo frontale è presente, ricavata sul lastricato, una canaletta idrica posta diagonalmente, rispetto all'asse del monumento che, da un disco solare praticato in una lastra, conduceva ad un bacile andato distrutto in cui veniva posta l'acqua per i rituali. Il pozzo era con buona probabilità ornato di sculture, con tetto a doppio spiovente nel vestibolo e copertura a tholos nella cella del pozzo.







domenica 19 dicembre 2010

Porto Venere incontra Madre Natura 8 12 2010




Foto e video realizzati da: Ivano Paolo Todde
















"A causa della vita dissoluta del padre, il capitano John Byron, detto "Mad Jack" ("Jack il Matto"), trascorse l'infanzia ad Aberdeen, in Scozia, presso la madre Catherine Gordon of Gight, in ristrettezze economiche. Qui nacque in lui l'ammirazione per il paesaggio marittimo e montano, e la fede calvinista nella predestinazione della colpa. Cominciò a scrivere versi dodicenne, a causa dell'infatuazione per una cugina. Un'altra parente lasciò nel suo spirito tracce indelebili. [...] Byron rientrò in Gran Bretagna nel luglio 1811, ma non riuscì ad assistere la madre malata che morì prima che il figlio potesse raggiungerla.
Presto si mise in luce per i suoi discorsi, tra cui quello famoso contro la repressione del luddismo del 1812. Apice del suo periodo londinese fu la relazione con Lady Caroline Lamb, la dama più ammirata del momento. L'anno seguente sposa Annabella Milbanke, un'ereditiera dedita a studi di matematica. Dall'improbabile unione, naufragata ben presto, Byron si attendeva forse una sistemazione sociale duratura. Ma già nel 1816, benché padre di Augusta Ada, vide la moglie e la figlia abbandonare la sua casa, sotto l'ombra di fondatissimi sospetti di una relazione incestuosa con Augusta Leigh, figlia di un precedente matrimonio del padre, di cui qualcuno disse fu portata sotto i riflettori per tacitare un'altrettanto fondata accusa di rapporti omosessuali.
Costretto dallo scandalo all'esilio, il 24 aprile 1816 lasciò per sempre l'Inghilterra.
durante il soggiorno in Svizzera nasce una bambina, Allegra, nel gennaio del 1817: Byron la mise nel convento di Bagnacavallo, in Romagna, in cui morì giovanissima.
Visita il
Castello di Chillon, dove lascia graffito il suo nome. A Venezia conobbe la diciottenne Teresa Gamba Ghiselli, moglie del ricco e sessantenne ravennate Alessandro Guiccioli: Teresa divenne la sua amante e Byron si trasferì a Ravenna. Fece anche un viaggio a Ferrara e visitò la Cella del Tasso dove si fece rinchiudere e dove scrisse Il lamento del Tasso.
Nel 1822 trascorre un periodo a Porto Venere dove si dedica allo scrivere e alla pratica del nuoto di cui è appassionato cultore. Secondo un aneddoto avrebbe addirittura attraversato a nuoto il golfo, nuotando per otto chilometri fino a San Terenzo, per andare a trovare i coniugi Shelley, che già aveva incontrato a Ginevra".
http://it.wikipedia.org/wiki/George_Gordon_Byron


Foto presa da   Foto di Spezzino vero:
 



sabato 18 dicembre 2010

Da Lucchio a Pavana - alla fallimentare ricerca del Mitico Guccini 11 12 2010


Lucchio (670 metri s.l.m.) è un paese poco conosciuto ma molto bello e suggestivo, anche perché ha mantenuto integra l’originaria struttura medievale. E’ un agglomerato urbano “aggrappato” alla roccia, costituito da case alte e strette molto vicine fra loro, sormontate da un’antica fortezza che, secoli fa, rappresentò un punto strategico per il controllo della strada di comunicazione a fondovalle. E’ circondato da monti più alti la cui vegetazione è composta in prevalenza da castagneti. La nascita del paese può essere fatta risalire intorno all’anno Mille, e la sua storia, nonché la sua popolazione, sono sempre state legate alla fortezza. In passato la popolazione era molto numerosa, ma dopo che la fortezza perse ogni funzione di difesa, il numero degli abitanti cominciò a scemare sempre più, raggiungendo ai nostri giorni la quota di circa 60 anime. Durante il periodo estivo però, il paese si ripopola grazie al ritorno degli abitanti emigrati e ai turisti in villeggiatura.
http://www.borghitoscani.com/comune/lucchio.htm

 Lucchio

Il Patriarca.
Mille anni certificati.

venerdì 17 dicembre 2010

Appuntamento col Diavolo 11 12 2010

Il Ponte del Diavolo. E' comunemente chiamato "Ponte del Diavolo", in forza di una leggenda popolare della zona, rinforzata dall'aspetto "scombinato" del ponte che posa sopra quattro piloni e tre arcate asimmetriche. L'arcata centrale sporge acutissima, formando una parabola talmente alta e ampia che la sua solidità sembra una sfida alla legge di gravità. Ha resistito nei secoli a innumerevoli piene e, ancora oggi, la "schiena d'asino" dello spettacolare ponte è percorribile a piedi su una stretta carreggiata.  A sostegno delle origini infernali del ponte, c'è anche il fatto che, nonostante studi e ricerche, mantiene ancora ben segreta la propria data di origine, al punto che alcuni studiosi lo fanno risalire all'XI° secolo.

La leggenda. Il sinistro nome di ponte del diavolo è dovuto a una leggenda che ci rimanda alla sua costruzione: "C'era una volta, in un borgo sulle rive del Serchio, un bravo capomastro al quale gli abitanti del paese si erano rivolti per fare costruire un ponte che collegasse i due borghi divisi dal fiume.  L'abile capomastro si mise subito all'opera, continuò a lavorare giorno e notte, pur di finire il ponte per il giorno stabilito, ma ben presto vide che il lavoro non procedeva e, al contrario, i giorni passavano veloci. Il capomastro, resosi conto che non avrebbe completato il ponte per la scadenza prevista, cadde nel più profondo sconforto e nella disperazione.  Ma una sera, mentre sedeva da solo sulla sponda del Serchio a guardare il lavoro, pensando al disonore che avrebbe subito per non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il diavolo a proporre un patto. Il maligno avrebbe terminato il ponte in una sola notte, ma ad una condizione: avrebbe preso la prima anima che avesse attraversato il ponte. Il patto fu siglato e, in una sola notte il diavolo, con la sua forca sollevò la grande campata del ponte. La gente stupefatta e incredula andò a complimentarsi con il bravo artigiano il quale raccomandò di non oltrepassare il ponte prima che il sole fosse tramontato. Intanto montò sul suo cavallo e si diresse, un po' preoccupato, in città per consultarsi con San Frediano. Il santo gli disse di lasciare che il Diavolo prendesse l'anima del primo che avrebbe attraversato il ponte, ma di aver premura che il primo ad attraversare il ponte fosse un… maiale. Così fu fatto e il giorno successivo  fece attraversare per primo il ponte alla bestia.  La leggenda vuole che il diavolo, inferocito per la beffa, si gettò giù dal ponte nelle acque del Serchio, inondando da allora le terre e perseguiando, nei secoli, quanti salivano sul ponte,  a tal diabolico fine assumendo le più svariate forme animali, di preferenza gatti neri e cani.....
http://www.fototoscana.it/mostra-flash.asp?nomeflash=c001

Mito della Caverna - Ivano, Gianni e Nicola filosofeggiano sul Ponte sospeso della vita 11 12 2010

Mito della Caverna
e
del Ponte Sospeso

Ivano, Gianni e Nicola,
trovandosi sul Sospeso Ponte della vita
vedendo dall'alto delle ombre
muoversi e parlare,
cominciarono a filosofeggiare...

"Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall'infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro. [...] Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.
Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.
Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l'uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre".